(Alessandra Scotacci) – Nella frenetica settimana delle sfilate milanesi per la prossima estate, anche Monza ha respirato tutto il fascino della moda internazionale. A 45 minuti di macchina dal Duomo meneghino, la città lombarda ha infatti ospitato Alber Elbaz. Il raffinato direttore creativo della maison francese Lanvin è stato l’applaudito protagonista dell’inaugurazione del Forum mondiale Unesco dedicatoa alla cultura e all’impresa, in programma nella splendida cornice di Villa Reale. “Sono qui per raccontare la storia della moda ? ha esordito lo stilista -. Noi designer abbiamo a disposizione una pagina bianca, che dobbiamo riempire con sogni e storie”. Con la sua eclettica personalità e la sua intelligenza ? riporta il magazine statunitense WWD – Elbaz ha conquistato subito la platea, gremita ed entusiasta. Spaziando dalle insidie della globalizzazione ai ritmi forsennati del sistema moda. Tutto con la giusta dose di ironia per sdrammatizzare un mondo che è spesso preso troppo sul serio. La moda non è solo party e champagne, ha spiegato Alber, giacca scura e immancabile papillon. Le forti pressioni cui gli stilisti sono sottoposti per produrre su larga scala non sono una leggenda, ma la pura verità. Nella sua memoria è ancora vivo il ricordo delle tre impegnative stagioni da Saint Laurent, prima di essere sostituito dal texano Tom Ford. Il designer, chiamato a prendere il timone di monsieur Yves in persona dopo l’annuncio del suo ritiro dalle passerelle del pret-a- porter, ha raccontato lo stupore nel constatare che, alla vigilia della sua ultima sfilata di alta moda, il leggendario couturier era ancora emozionato e agitato. A conferma del pesante carico emotivo che grava sulle spalle di uno stilista di altissimo livello. Lavando via un po’ della patina dorata che la avvolge, Elbaz ha spiegato che la moda è una vera e propria maratona e che “gli stilisti lavorano duramente, anche se ? ha precisato riferendosi alla sua silhouette non propriamente longilinea – sfortunatamente non perdono peso”.
La giornata tipo di un designer famoso come lui? Sveglia alle sei con un potente caffè nero e marcia a tappe forzate, alla ricerca di nuove storie da raccontare e trovate accattivanti che seducano i clienti e soddisfino le vendite. Tra pre-collezioni, micro-collezioni, collezioni da crociera ? ha sottolineato l’oratore ? un designer con una carriera trentennale come la sua può arrivare a firmare più di 180 collezioni. Senza tuttavia riuscire mai a godere a pieno dei propri successi. “Nell’industria della musica la tua carriera può andare avanti per una vita anche solo grazie a un bell’album ? ha riflettuto Elbaz ? ma nel nostro caso questo vale solo fino alla collezione successiva. Conoscete qualcuno che abbia voglia di essere stressato? O che voglia fare il sarto? Io no. Ma in compenso conosco moltissime persone che vogliono fare le modelle. Anzi, le top-model. Oggi funziona così: diventare famosi e farlo più velocemente possibile”. In questa società sempre più veloce e globalizzata uno stilista deve necessariamente fare i conti con la multimedialità. Anche se su questo fronte Alber nutre qualche dubbio. Le competenze della moda sono in pericolo ? ha avvertito – e la cultura superficiale generata da internet non aiuta di certo. Non a caso Elbaz non è un grande fan della tecnologia: con i messaggi e-mail non è mai stato vero amore e giudicare una collezione dallo schermo di un computer gli sembra ancora una missione impossibile: “Ciò che sembra bello in una foto non lo è sempre dal vivo”. Quanto all’imminente appuntamento con le sfilate parigine, che vedranno Lanvin in passerella il prossimo 2 ottobre, Elbaz ha scherzato: “Mi sento come una madre di dieci figli che mi aspettano a Parigi e piangono perché hanno fame. Anche nell’era di internet e dell’alta tecnologia, non è possibile fare tutto a distanza con il telecomando”. (9Colonne)
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MODA PROTAGONISTA DEL FORUM UNESCO SULLA CULTURA




